Su di me...
“L’artista è un veggente e, già da molto tempo prima, intuisce il caos distruttivo che incombe sul capo dell’uomo contemporaneo che – nella spinta omologante del potere, a volte brutale – si oppone all’inattualità dell’artista, che bandisce ogni modello culturale che trasforma in gregge chi ha l’occhio corto sul mondo. In questo senso, Cascone impone l’inattualità come vero concetto della contemporaneità, uscendo dalla passività e dalla noia di qualsiasi schema o norma precostituita.”
Prof. Gianfranco Bartalotta
“Le opere di Giò Cascone evidenziano una profonda ricerca, ricche di sentimenti ed emozioni che lascia intravedere gioia di vivere ma anche un barlume di amarezza per le vicende piccole e grandi della vita.
Artista di spessore ma umile… Io dico che per essere grandi bisogna essere piccoli, per essere sublimi bisogna stare sempre sub limine come Gesù bambino che ha deciso di nascere in una capanna riscaldato dal respiro di un bue e un asinello e illuminato soltanto dalla luce magica delle stelle. Quindi non potrebbe essere diverso. Per essere grandi – come diceva il mio amico Carmelo Bene – bisogna essere infinitamente stupidi.
I suoi quadri sono molto belli e significativi in essi c’è un’armonia estetica complessiva, assente altrove.”
Prof. Gianfranco Bartalotta
“Giò Cascone crea opere di pittura colta, rappresentativa e di cultura.
Opere “coraggiose” se si considera la sua provenienza (la Calabria dai tanti problemi economici) dove, certamente, non manca la cultura, anzi, guardiamo alla Magna Grecia, ma sicuramente priva di mercato. Essendo le sue opere non facili a leggersi per un osservatore non attento, un osservatore che cerca solo l’immagine semplicistica nei dipinti. Ciò nonostante le sue ricerche introspettive e materiche, e i suoi ultimi successi ne sono la prova, lo porteranno lontano. L’invito è a continuare con forza a dipingere nei suoi racconti ciò in cui crede. La sua scelta culturale gli darà grandi soddisfazioni.”
Prof. Egidio maria Eleuteri
Mi sono sempre elevato a “spirito libero” sbattendo il muso contro le regole che fanno comunque dell’artista, volente o nolente, un comunissimo essere soggetto alle regole del mercato.
Ho sempre pensato che troppi compromessi, al di là dell’opera in sé, potessero condizionare il successo o meno dell’artista e questo mi faceva letteralmente incazzare.
Questo mio modo di vedere non il mondo dell’arte ma del suo mercato, mi hanno tenuto lontano da gallerie e critici d’arte.
La conseguenza è che sono fiero di non essere schiavo dei critici, del pubblico e del successo, cosa non semplice, visto che molti artisti sono strettamente dipendenti dalla critica e dal consenso che il pubblico decreta. Loro non vivono per l’arte, ma per gli applausi che ricevono.
Dopo quasi quarantanni ne deduco che forse ho sbagliato tutto perché potrei essere anche geniale nelle mie cose, ma restare un perfetto sconosciuto che non troverà mai posto nei libri.
Le ultime esperienze mi hanno aperto gli occhi e ho scoperto che non tutto è compromesso e che se ho vinto premi, se pur minori, è perché è stata premiata la mia creatività… Incredibile!!! Non ho dovuto raccomandarmi a nessuno!!!
Esiste anche un giudizio critico sincero e “pulito”!


